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Innanzi a tutto, come conosci così bene
l’italiano?
Dal 1985 al 1993 sono stato l’allenatore del Rugby Club San Benedetto, nelle
Marche, poi nel ’90 l’avvocato Franco Cisbani mi ha chiesto di rifondare la
Società del Rugby Fermo, e ben volentieri ho contribuito alla rifondazione
di una Società che era nata prima della Guerra, ma che poi si era “spenta”
per inerzia.
Quando sei tornato in Inghilterra cosa ti
mancava dell’Italia?
Praticamente tutto ! Non c’è una cosa in particolare : mi è mancato proprio
tutto. L’ambiente, la gente, il calore umano, il cibo, la capacità delle
persone nell’ambiente del rugby di assimilare le nuove nozioni con una mente
aperta : in Inghilterra tutto ciò non si trova.
Ma come ti sei avvicinato al rugby?
A 11 anni come materia scolastica : non c’erano opzioni ! Non è una
scelta : è un obbligo. Ci allenavamo tre volte a settimana a scuola, e poi
arrivato a 18 anni qualcuno pensava che avevo un certo talento, mi hanno
convocato nella prima squadra della mia città dove il mio professore di
educazione fisica era il mediano di apertura mentre io giocavo terza linea.
Una volta uscito dalla scuola cosa hai
fatto?
Mi sono iscritto all’equivalente dell’ISEF italiano, all’Università di
York, dove ho seguito l’indirizzo per istruttore di rugby e scherma. Dopo 4
anni ho preso la laurea ed ora sono insegnate di educazione fisica.
E come sei capitato in Italia?
Un certo Pierluigi Camiscioni (che conoscono tutti) ha promosso un
gemellaggio tra la mia città, MATLOCK, ed il Comune di Ascoli Piceno. Una
volta consolidato il gemellaggio, la prima richiesta dall’Italia era di una
squadra di rugby inglese. Allora il mio Club che giocava ad altissimi
livelli ha deciso di ospitare gli italiani a casa nostra per una settimana
ed in seguito ci hanno ricambiato l’ospitalità. Una volta in Italia mi hanno
fatto la proposta di rimanere in Italia sia per giocare che per allenare la
prima squadra che l’intero settore della Società. E io ho accettato.
Ora sei nuovamente in Inghilterra, cosa
combini?
Io lavoro a tempo pieno per il rugby. Ho un’Agenzia di sviluppo con la
quale siamo consulenti per le varie Società inglesi per la loro
programmazione di sviluppo. Offriamo un programma ufficializzato dalla
Federazione inglese che ho creato personalmente io. Esempio : una Società ha
bisogno di due giorni alla settimana della nostra presenza ? Noi forniamo il
personale per quei giorni alla Società sviluppando il programma concordato.
Se loro possono pagare solo per mezza giornata, non c’è problema. Adattiamo
il programma in base alle esigenze e possibilità della Società richiedente.
Cioè voi andate ad insegnare il rugby ai
ragazzi ?
Insegniamo il rugby ai ragazzi ma anche agli allenatori. Ci sono quattro
settori diversi : il primo il reclutamento – consigliamo come si deve
sviluppare la Società, il rapporto con le scuole, con i professori. Il
secondo come sviluppiamo la vera Società, ovvero l’organigramma di una
Società. La terza come prepariamo gli allenatori e fargli seguire la
carriera da allenatori. La quarta è come si deve trattare con i giocatori
migliori il loro futuro, ovvero fargli capire che loro non giocano solo per
la propria Società ma anche per la selezione provinciale e regionale.
Una cosa simile sarebbe bello svilupparla
anche in Italia.
Io ho già cominciato un programma simile con le Società di Cesena,
Livorno e Mogliano. Il fatto è che abbiamo anche una Società che sviluppa i
gemellaggi tra città italiane e inglesi. La prima ad aver sfruttato questa
occasione è stato il Mogliano che è gemellata con l’Old Saltleians di
Birmingham che è una Società molto all’avanguardia. Ad esempio a Febbraio
faremo una conferenza tecnica per gli allenatori di entrambi i Club in
Inghilterra con la presenza anche di tecnici della nazionale inglese. In
seguito a Pasqua verranno 100 tra giocatori delle giovanili, allenatori e
familiari per una settimana di stage di lavoro, un test match e una partita
da giocarsi a ranghi misti. Gli inglesi, per questo incontro, hanno
addirittura preparato una maglia con i colori e gli stemmi di entrambi i
Club. In più gli allenatori inglesi andranno nelle scuole di Mogliano per
sviluppare il rugby. Infine in estate faremo un meeting, sempre a Mogliano,
per sviluppare il rapporto sponsor e scuole.
Tantissimi contatti ed amici in Italia. Ma
da inglese, quando c’è lo scontro per il 6 Nazioni tra Inghilterra e Italia,
per chi tifi?
Io tifo per una bella partita di rugby. Potrebbe essere una risposta
politicamente corretta, ma io non faccio tifo né per l’Inghilterra né per
l’Italia. Io faccio il tifo per il rugby. Per me sarebbe ancora più bello se
ci si togliessimo gli stemmi e giocassimo una partita tra una squadra bianca
e una squadra blu ! Non mi interessa il Paese, voglio vedere una bella
partita di rugby che piaccia soprattutto per i neofiti, che si divertano a
vedere un bello spettacolo.
E’ un po’ utopistico come pensiero.
Ma io sono così ! Capisci?
E’ senz’altro un bel pensiero.
Certamente. Pensa che quando allenavo in Italia e assistevo ad una bella
azione dell’avversario, io applaudivo.
Sono d’accordo su questo. Ma il discorso va
rivolto al risultato finale.
Io sono un po’ come l’allenatore sudafricano dei London Irish (non
ricordo il nome). Lui preferisce perdere una partita con stile perfetto
anziché vincere una partita giocata malamente. Anch’io sono un po’ così.
Purtroppo qui ruota il tutto troppo sul rapporto con lo sponsor, si gioca
per i due punti, non importa come.
Già sei conosciuto in tutta Italia tramite
la RugbyList grazie ai tuoi interventi molto simpatici ma anche moto
tecnicamente appropriati. Che idea ti sei fatto del rugby italiano tramite
gli interventi sulla RugbyList?
Personalmente preferisco gli interventi delle persone che hanno giocato,
invece di fare solo osservazioni del gioco. E’ fondamentale che per parlare
di rugby uno abbia almeno provato a giocarlo, in qualsiasi maniera :
campionato, nei parchi cittadini tra amici, beach rugby, toccato, ecc.
Purtroppo ritengo che ci siano molte persone che sono entrate nell’ambiente
del rugby senza averlo giocato e le opinioni sono molto diverse. Cambiano
tra l’esperienza del giocatore e dell’osservatore.
Hai menzionato il beach rugby: cosa ne
pensi?
Mha... io ho inventato il rugby sulla spiaggia!!!! …..he he he Scusa,
piccola battuta. Allora, 1987, torneo di tra squadre, due di San Benedetto e
una di Fermo. Abbiamo fatto 5 contro 5 sulla spiaggia, a San Benedetto.
Molto divertente con tanta pubblicità. Io credo che se questo è uno dei modi
di portare il pubblico a vedere il rugby, un gioco con il pallone ovale,
questo è bene. Deve essere gestito proprio bene, gli arbitri non devono
sopportare per nulla nessuna cattiveria in campo. Perché la gente che è li
in vacanza non vogliono vedere cazzotti, botte, ecc.
Ma la tua compagna, Jean, come vive questo
tuo rapporto totalmente rugbystico?
Lavoriamo bene insieme. E’ la mia manager ! Il mio amore ! La mia
migliore amica ! Mi sopporta su tutti i fronti. Ciò è molto bello!
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