E’ una giornata piovosa quella chi mi attende a Parma, pioggia fitta e battente che mi ha accompagnato lungo tutto il percorso da Udine sino a qui. Ma ne vale la pena, ho un appuntamento con il Presidente della Federazione Italiana Rugby, la persona che è riuscita a far ammettere l’Italia al Sei Nazioni.

Arrivo puntuale ma lui è già li, ad attendermi. Avrei preferito il contrario, ma ormai è fatta!

 

 

Cordiale e gentile come sempre, mi accoglie con un sorriso  in contrasto con quello sguardo un po’ triste che lo accompagna sempre ovunque lo si incontri. Speriamo non sia seccato per avergli chiesto l’incontro proponendogli di parlare di Beach Rugby e per l’intervista per FUORIMETA.

Non è così, è proprio un suo lato caratteriale, pacato, riflessivo e preposto ad ascoltarti cercando di capire dove vuoi arrivare. Sbrigate le formalità per il Beach Rugby gli chiedo se è disposto a sottostare all’intervista. Volentieri accetta, ma sempre con quello sguardo particolare, quasi a chiedere di non infierire con domande strane o tendenziose.

Gli spiego che FUORIMETA vuole conoscere i personaggi del rugby al di fuori del campo e quindi al di fuori degli status symbol. Quindi nessuna domanda strana o di tendenza politica. Si comincia con la scheda...

 

Da qui il Presidente comincia a cambiare espressione, diventa più sorridente anche con lo sguardo degli occhi.

Comincio ad entrare nella sfera quasi privata.

 

Qual è stato il più bel giorno della sua vita?
Quando sono nate le mie figlie, Elisabetta e Patrizia

E nello sport?
Il 16 gennaio 1999 a Parigi: l'Italia veniva ammessa al Sei Nazioni

Per presiedere la F.I.R. ci vuole più passione (cuore da rugbista) o più determinazione (da manager)?
Attualmente molta determinazione da manager.

Andreotti pronunciò una famosa frase: "il potere logora chi non ce l'ha". Lei che definizione darebbe?
Non sono d'accordo con questa definizione. Se uno sul lavoro si applica veramente con determinazione si logora anche se non ha il potere. Forse chi non ce l'ha é logorato dall'invidia.

Come si diventa Presidente della F.I.R.? Lo si sogna da piccolo o ci si trova a farlo lungo il cammino?
Certamente lungo il cammino. Non ho mai pensato di fare il Presidente, magari se lo avessi pensato o sognato non lo sarei diventato.

E alla fine ne vale la pena? Ci sono più soddisfazioni o amarezze?
Sicuramente più soddisfazioni, anche se le amarezze non mancano. Il mondo del rugby è cambiato e a volte sono cambiati anche i principi.

Ma lei come è entrato nel mondo del rugby?
Ho iniziato a giocare nel RUGBY PARMA, poi 2 anni nelle FIAMME ORO e in seguito di nuovo a Parma. Inizialmente il ruolo era nr. 8, poi con l'avanzare dell'età sono avanzato anche di ruolo : Seconda linea per poi concludere come pilone nel 1965. E adesso……

 

L'intervista è conclusa; mentre la facevamo il cellulare del Presidente non ha mai smesso di squillare!

Telefonate a fiumi e alla fine di ognuna le espressioni del viso erano sempre una via di mezzo tra sopportazione e preoccupazione a seconda del livello della telefonata. Mi permetto di chiedergli:

Ma come fa a coadiuvare lavoro e attività con la Federazione?
Semplice, grazie al fatto che sono imprenditore ho dovuto diminuire il mio impegno in azienda.

Sembra più una battuta ironica che una frase a doppio senso : cosa non si fa quando si è ammalati di rugby.

E' il momento di congedarsi. Fuori piove ancora, ma lo sguardo del Presidente mi sembra meno uggioso del cielo su Parma. Forse ho sbagliato la prima valutazione: non ha lo sguardo triste, bensì quello di uno che vede quali impegni e doveri dovrà portare avanti nel prossimo futuro vivendoli pienamente a 360°.

 

Ghighi

 

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